Celiachia: analisi, dieta e patologie correlate

Da quanto emerge da uno studio dell’Università del Colorado, le donne malate di celiachia hanno maggiori probabilità di essere anche  affette da anoressia nervosa sia prima, sia dopo la comparsa della malattia. Questo è quanto emerge da uno studio a livello nazionale condotto dal Karl Marild, ricercatore presso l’Università del Colorado.

Lo studio

I ricercatori hanno esaminato i dati raccolti dal 1987 al 2009 relativi a quasi 18.000 donne svedesi con diagnosi di malattia celiaca, e a circa 89.000 donne della stessa età che non erano affette dalla malattia autoimmune.

Dopo una diagnosi di celiachia, le donne prese in considerazione dallo studio mostravano il 46% in più di probabilità di ammalarsi di anoressia nervosa, mentre coloro che avevano ricevuto una diagnosi di anoressia presentavano il doppio delle probabilità di ammalarsi successivamente di celiachia.

Dieta

È possibile che le restrizioni dietetiche prescritte per la celiachia potrebbero innescare un modello alimentare ossessivo che porta all’anoressia. Infatti chi soffre di celiachia deve evitare gran parte dei cereali, ma l’avena potrebbe essere un’opzione sicura, a patto che non sia contaminata da tracce di altri cereali. A dimostralo è una revisione dei risultati di 28 studi che includevano l’avena in diete senza glutine per i celiaci.

Per una persona con diagnosi di celiachia, l’aggiunta di avena a una dieta priva di glutine potrebbe non solo aumentare le alternative alimentari ma anche aiutare a seguire meglio la dieta senza glutine con una più elevata qualità della vita.

L’avena, rispetto ad altri cereali, è una fonte di proteine di buona qualità, vitamine e minerali e migliora la palatabilità e la consistenza degli alimenti privi di glutine. Ma sulla possibilità di aggiungere l’avena nelle diete senza glutine per i celiaci i pareri sono ad oggi diversi e controversi.

In ogni caso scegliere alimenti senza glutine in assenza di una diagnosi di celiachia accertata da medici specializzati non è consigliabile: può fare aumentare il rischio di obesità e patologie cardiovascolari, e più in generale può sottrarre nutrienti nobili alla dieta.

Infatti confrontando alimenti senza glutine con gli omologhi alimenti con il glutine, appartenenti a 14 categorie (pasta, biscotti, pane, cereali per la colazione e anche piatti pronti) è emerso che, per esempio, il pane ha mediamente una concentrazione di grassi doppia rispetto a quello tradizionale e un contenuto di proteine da due a tre volte inferiore.

Per i biscotti la situazione è simile: più grassi e meno proteine rispetto a quelli normali, mentre per quanto riguarda la pasta, quella per celiaci ha meno proteine   di quella convenzionale. Tutto ciò può portare a un impoverimento dietetico e a un aumento di peso, rischi accettabili se si è in presenza di una celiachia, ma ingiustificati negli altri casi.

Diagnosi

In alcune diagnosi di celiachia ci possono però anche essere degli errori analitici all’inizio delle indagini. Oggi è possibile stilare una diagnosi di celiachia senza effettuare biopsie in alcuni pazienti pediatrici attraverso la misurazione degli anticorpi diretti contro alcuni enzimi.

Nel loro studio prospettico su 898 bambini, i ricercatori hanno voluto verificare due procedure diagnostiche basate su alcune analisi degli anticorpi per la diagnosi della malattia celiaca pediatrica. Usando la strategia che prende in considerazione solo i TTG, la diagnosi di malattia celiaca veniva stilata se i livelli degli anticorpi diretti contro questi enzimi superavano di 10 o più volte il range di normalità,  mentre la diagnosi celiachia veniva esclusa se i livelli erano al di sotto di tale soglia.

Qualora il test non soddisfacesse nessuno di questi criteri, i pazienti erano candidati alla biopsia. La seconda strategia, invece, combinava la valutazione di TTG e DGL. La diagnosi di celiachia scattava se i livelli di anticorpi contro TTG o DGL oltrepassavano di 10 volte il limite massimo, mentre veniva esclusa se tali livelli si attestavano al di sotto del limite. In caso contrario, sarebbe stata necessaria la biopsia.

I ricercatori hanno riferito che quasi l’85% dei bambini sani presentava livelli IgA-TTG e IgG-DGL sotto il limite superiore del normale, mentre la maggior parte di quelli celiaci (76,4%) aveva livelli di IgA-TTG 10 volte al di sopra del normale. La procedura TTG-DGL, invece, ha soddisfatto i criteri di affidabilità stabiliti dai ricercatori, con stime del valore predittivo –  positivo e negativo – di circa il 95% e limiti inferiori dell’intervallo di confidenza attorno al 90%. Tutti i pazienti con IgA-TTG almeno 10 volte superiori al tetto del normale presentavano risultati igA-EMA positivi e stato HLA compatibile con la malattia celiaca.