La corretta alimentazione dipende anche dalla sicurezza alimentare

La sicurezza alimentare è uno dei temi più importanti del momento e non solo in Italia, ma nel mondo. Questo perché la sicurezza alimentare abbraccia vari ambiti della nutrizione, passando dalla produzione di cibo in quantità tale da soffi sfare i bisogni di tutta la popolazione (FOOD SECURITY), alla sicurezza, salubrità e caratteristiche nutrizionali degli alimenti (FOOD SAFETY).

Quindi la sicurezza alimentare riguarda sia la quantità che la qualità. Per quanto riguarda la qualità, un aspetto molto importante è la salubrità degli alimenti, in quanto secondo i dati del CDC (Center for Diseases Control) sull’incidenza delle patologie trasmissibili legate agli alimenti, per anno (escluse obesità, sovrappeso, sindrome metabolica e patologie connesse), i dati riportati nella tabella di seguito evidenziano che la stragrande maggioranza delle patologie (80%) è legata ad agenti eziologici non identificati.

Le malattie che passano da animale ad uomo e quelle legate al cibo sono un rischio gravissimo anche nell’Unione Europea, dove ogni anno sono riportati oltre 320.000 casi, ma secondo gli esperti il loro numero è molto superiore, in quanto molte persone si ammalano a causa del cibo senza nemmeno saperlo e tutto passa in pochi giorni, senza segnalarlo ai medici.

La complessità dei processi produttivi, insieme alla globalizzazione, impongono la regolamentazione di tutti gli aspetti della  gestione della produzione alimentare: dall’organizzazione degli interscambi alle tecnologie di produzione.

La FAO segnala centinaia di malattie che si diffondono attraverso il cibo, un cibo che viaggia attraverso il mondo per migliaia di chilometri prima di arrivare sulla nostre tavole. Il fenomeno della globalizzazione impone una stretta collaborazione tra gli Stati membri dell’UE che hanno messo in essere alcune efficaci strategie di controllo, implementate nel  RASFF (Rapid Alert Sistem For Food And Feed) e nell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA).

Nel rapporto RASFF 2014, per 3157 notifiche trasmesse attraverso il RASFF, 751 sono state classificate come allarme (Allerte), 410 come informazioni di follow-up (informazioni tecniche dipendenti dall’allarme originale ma non un nuovo allarme), 623 come informazioni per l’attenzione (alimenti che ancora non avevano raggiunto i consumatori) e 1373 come notifica di respingimento alla frontiera. Queste notifiche hanno dato luogo a 5910 notifiche di follow-up, che rappresentano una media di circa 5,9 follow-up per notifica originale, mentre per le notifiche di allerte, si registra un impressionante 4,4 follow-up per notifica. Le notifiche di allarme sono aumentare di oltre il 25%, mentre gli altri tipi di notifica  sono stati significativamente meno. Le cifre complessive presentano un complessivo 1,1% di diminuzione delle notifiche originali rispetto al 2013 ma un aumento del 14,6% delle notifiche di follow-up, determinando un aumento complessivo dell’8,7%.

dipendenti dall’allarme originale ma non un nuovo allarme), 623 come informazioni per l’attenzione (alimenti che ancora non avevano raggiunto i consumatori) e 1373 come notifica di respingimento alla frontiera. Queste notifiche hanno dato luogo a 5910 notifiche di follow-up, che rappresentano una media di circa 5,9 follow-up per notifica originale, mentre per le notifiche di allerte, si registra un impressionante 4,4 follow-up per notifica. Le notifiche di allarme sono aumentare di oltre il 25%, mentre gli altri tipi di notifica  sono stati significativamente meno. Le cifre complessive presentano un complessivo 1,1% di diminuzione delle notifiche originali rispetto al 2013 ma un aumento del 14,6% delle notifiche di follow-up, determinando un aumento complessivo dell’8,7%. La maggior parte degli allarmi alimentari nell’UE proviene ancora da prodotti extraeuropei, infatti nel RASFF ai primi posti per i rischi alimentari troviamo Paesi come la Cina, l’India e la Turchia.

I prodotti alimentari italiani sono dieci volte più sicuri di quelli extracomunitari per quanto riguarda il contenuto di residui chimici. Il merito di questo successo è degli agricoltori in primis, che lavorano con impegno per assicurare cibi sicuri e di qualità ai consumatori e consentono all’Italia di essere nell’olimpo internazionale dell’agricoltura per sicurezza alimentare e rispetto ambientale.

L’Italia è il paese che ha analizzato il maggior numero di matrici alimentari. L’Italia non ottiene per caso tali risultati vedendo calare, da oltre 15 anni consecutivi, l’uso dei fitosanitari ad uso agricolo, come reso noto dagli ultimi dati Istat disponibili.

Nel 2013, la qualità dei prodotti fitosanitari distribuiti per essere utilizzati nella protezione delle coltivazioni agricole risulta in calo: la qualità di prodotti fitosanitari distribuiti per essere utilizzati nella protezione delle coltivazioni agricole è pari a oltre 118 mila tonnellate (-11,9% rispetto all’anno precedente).

Tutti i prodotti fitosanitari registrano un calo rispetto al 2012: fungicidi – 14.6%, insetticidi e acaricidi -15,0%, erbicidi -3,1% e vari -9,6%. Rispetto al 2002, il calo è stato addirittura del 29,2%. Circa i fertilizzanti si segnala una diminuzione d’uso: sono stati distribuiti 41,1 milioni di quintali di fertilizzanti, 13,4% in meno rispetto all’anno precedente.

Rispetto al 2012, si segnala inoltre la diminuzione (-23,9%) dei concimi in generale (minerali, organici e organi minerali).

È interessante riportare qualche dato sui chilometri percorsi da alcuni prodotti di importazione per arrivare sulle nostre tavole: le prugne cilene con 12 mila km, la carne argentina con 11 mila km, il vino australiano 16 mila km.

Ma agli effetti negativi di una globalizzazione selvaggia sulla sicurezza alimentare e sull’ambiente, se ne aggiungono altri di cattiva nutrizione, che porta a doversi confrontare sempre più con sovrappeso e obesità, e con le malattie strettamente connesse.

L’esigenza della filiera alimentare di piazzare ai consumatori prodotti sottocosto, spesso da parti del globo con standard lavorativi e produttivi inferiori per alimenti finali di scarso profilo nutrizionale e qualitativo, crea danni ai produttori e anche ai consumatori, entro diete sempre più zuccherate, grasse e salate, ma infine insapori e neutre.

Se la spesa sanitaria italiana è cresciuta fino al 9,3% nel 2012 per poi calare di un 3% è ragionevole immaginare che lo stato di salute e l’aspettativa di vita ancora molto buona di cui godiamo come italiani dipenderà in buona parte dal mantenimento di un modello alimentare mediterraneo. Modello che purtroppo è sempre più in crisi a livello mondiale e soprattutto nei paesi del sud Mediterraneo in cui si è venuta a sviluppare.

Le abitudini alimentari intanto peggiorano, di pari passo con la diffusione dell’hard discount che ha registrato una crescita del 67% in 10 anni. Questa tendenza al low cost corrisponde ad una drastica perdita in termini di qualità degli alimenti e ad un aumento degli allarmi alimentari e dei rischi per la salute dei consumatori. Mentre aumentano i consumi fuori casa con possibilità di occultare a consumatori ingredienti quali sale, oli e grassi idrogenati, zuccheri, additivi, addensanti, conservanti e coloranti. Nel 2014 il “fuori casa” ha raggiunto i 73 milioni di euro di spesa, conto i 140 per la spesa alimentare domestica.

Di Roberta Graziano

Fonte:

ENPAB magazine