Gli ormoni “anti-aging”

L’invecchiamento è senza dubbio un processo complicato: come succede per gli altri sistemi, il sistema ormonale si modifica con l’avanzare dell’età. Le modificazioni in ambito ormonale non seguono però una linea unidirezionale: alcuni ormoni diminuiscono, altri aumentano, altri ancora rimangono stabili.

Gli ormoni considerati “ormoni della giovinezza” e che hanno suscitato parecchi entusiasmi, sono

tre: melatonina, ormone della crescita (GH) e deidroepiandrosterone (DHEA).

Melatonina

La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, ma anche dallo stomaco e dall’occhio. Il picco di produzione si ha nella pubertà, dopo comincia a decrescere gradatamente.

È rapidamente metabolizzata, principalmente nel fegato, ed escreta con le urine. Presenta evidenti

fluttuazioni circadiane con più alti livelli durante la notte e più bassi valori durante il giorno.

Riveste parecchi ruoli nel nostro corpo, regola l’orologio biologico e la secrezione degli ormoni che

governano i processi di invecchiamento.

Migliora il sonno, è utile nel jet-leg, potenzia il sistema immunitario, agisce come antiossidante contro i radicali liberi, migliora le capacità mentali nella malattia di Alzheimer, migliora la funzionalità articolare nell’artrite. Inoltre in alcuni test in vitro la melatonina ha mostrato di rallentare la crescita di differenti cellule cancerogene nel carcinoma al seno e nel carcinoma alla prostata. Si è vista anche una attenuazione dei sintomi della SAD (Seasonal Affective Disorder).

La melatonina è un ormone parasimpatico, questo significa che è rilassante, calmante e regolatorio. Esso permette al nostro corpo di migliorare la capacità di superare le situazioni stressogene in modo calmo e appropriato.

Ormone della crescita

L’ormone della crescita (GH) è importante non solo per la sua azione ma per l’interazione con gli altri ormoni. Molti disturbi e patologie sono correlate alla riduzione della sua concentrazione. Più di 25.000 studi al mondo mostrano i benefici che si ottengono quando esso viene integrato:

■ aumento massa muscolare e riduzione massa grassa;

■ innalzamento dei livelli di energia;

■ aumento delle performance sessuali;

■ rigenerazione degli organi vitali;

■ stimolazione del sistema immunitario;

■ miglioramento della cicatrizzazione;

■ miglioramento densità dell’osso e riduzione del rischio di frattura: nelle ossa lunghe e piatte aumentano il calcio, l’osteocalcina ed entrambi i tipi di collagene;

■ miglioramento della funzione cardiaca e protezione dalle malattie cardiovascolari;

■ crescita capelli;

■ miglioramento del tono dell’umore: aumento di neurotrasmettitori dalle beta endorfi ne e riduzione dell’aumento della dopamina;

■ miglioramento della vista;

■ miglioramento delle funzioni cerebrali: favorisce la riparazione dei nervi e la riconnessione tra i neuroni con un aumento dell’attività neuronale;

■ riduzione dei livelli di insulina e regolazione del controllo glicemico;

■ abbassamento del colesterolo.

Tra i numerosi secretagoghi per il GH, si citano i principali e le rispettive quantità necessarie: L-arginina (2000-3000 mg), L-glutamina (500- 1000 mg), L-ornitina (2000-6000 mg), glicina (2000-6000 mg), niacina (250-500 mg).

Il GH è prodotto nel lobo anteriore della ghiandola pituitaria. Il 50% della cellula produce questo ormone. La maggiore parte della secrezione avviene in picchi all’inizio della notte. La somatotropina è poi attivata nel sangue in alcuni minuti, e questo è già abbastanza affinché il fegato lo trasformi in fattore di crescita attivo.

Il più importante di questi fattori di crescita è la somatomedina C, chiamata IGF1. È questo il valore

dosato nel sangue (val. di riferimento: 115-490 ng/ml; valori ottimali: 200-300 ng/ml per la donna, 200-380 ng/ml per l’uomo).

Il GH ha multiple e importanti azioni e ogni organo dipende da questo ormone per la sua crescita, sviluppo e funzione. Il GH deve essere sempre somministrato all’interno di un trattamento globale anti-aging e non si dovrebbe mai dimenticare l’integrazione con una corretta dieta, l’esercizio fisico e uno stile di vita corretto.

Nel 1990, uno studio pubblicato nel New England Journal of Medicine (Rudman et al, 1990) mise a

fuoco per la prima volta l’importanza di questo ormone a effetto anti-aging. Con l’avanzare dell’età, vi è la ben nota diminuzione della massa magra corporea e l’incremento della massa adiposa; ebbene, i risultati di questo studio dimostrarono che la diminuita secrezione del GH è responsabile in parte di tale modificazione della composizione corporea, e anche dell’assottigliamento della cute che avviene in tarda età. I livelli di GH si riducono del 14% ogni 10 anni. Questo significa che a 60 anni la secrezione notturna è circa la metà rispetto a quella rilevata a 20 anni (500 mcg/die a 20 anni, 200 mcg/die a 40 anni, 25 mcg/ die a 80 anni) (fi gura 2).

Uno studio svedese su un largo gruppo di pazienti trattati con GH ha mostrato che non c’è un aumento del tasso di incidenza del carcinoma della prostata e di altri tipi di tumori, ipotizzando che il GH non è un “trigger” per l’inizio del cancro, ma può incoraggiare la proliferazione cellulare se il cancro è già presente.

DHEA

Il deidroepiandrosterone (DHEA) e il suo solfato (DHEA-S) sono i più importanti steroidi sessuali prodotti dalle ghiandole surrenaliche. In realtà il DHEA è un pro-ormone che dà origine a un cascata ormonale (estrogeni, testosterone, progesterone, ecc.). Non essendoci però stata, fino a poco tempo fa, una chiara conoscenza fisiologica di tali ormoni, si era molto speculato sul fatto che il trattamento con DHEA-S fosse una panacea per una moltitudini di problemi clinici.

Poiché i livelli del DHEA diminuiscono con l’invecchiamento e i bassi livelli di DHEA si correlano

con le patologie età correlate, era stato ipotizzato che l’età geriatrica potesse rappresentare una condizione di deficit di DHEA. Infatti, all’età di 80 anni la concentrazione sierica di testosterone totale è di circa 75%, e la concentrazione di testosterone libero è di circa 50% rispetto alle concentrazioni che si hanno a 20 anni (fi gure 3a e 3b).

Studi epidemiologici su anziani hanno dimostrato che la mortalità per tutte le cause e per la malattia

cardiovascolare era più elevata negli uomini con il più basso livello di DHEA-S, non però, nelle donne. Inoltre, un altro studio sui grandi anziani sani (90-106 anni) mette in evidenza l’associazione

tra bassi livelli di DHEA-S e bassa attività funzionale.

Altri effetti benefici del DHEA-S sono stati evidenziati per quanto riguarda il diabete, l’obesità, l’arteriosclerosi, l’infiammazione, l’osteoporosi, la demenza, la cute, la sessualità, con la prospettiva di una migliore qualità di vita sopprimendo la progressione delle patologie età- correlate.

In aggiunta, aumentando la concentrazione sierica di testosterone negli uomini anziani sani fino a quella degli uomini giovani, si ha una modificazione della composizione corporea (incremento della massa magra e un decremento della massa adiposa), principalmente agli arti superiori e inferiori. Tali dati avevano condotto l’ormone in causa a essere considerato un farmaco anti-aging. In aggiunta, pur essendoci una positiva modificazione della composizione corporea, non vi è stato un aumento della forza muscolare negli anziani sottoposti a trattamento con questo ormone. Il DHEA potrebbe avere effetti salutari su alcune morbilità nell’anziano.

Lo stress cronico tende ad abbassare i livelli del DHEA e fa innalzare i livelli del cortisolo; il rapporto tra questi due ormoni è correlato all’invecchiamento, più basso è il rapporto più si accelera l’invecchiamento.

La correzione dei livelli di DHEA è protettiva nei confronti delle malattie. Circa 10.000 studi ne mostrano gli effetti: riduzione del cancro mammario, riduzione dell’insulina, riduzione del glucosio, riduzione del grasso corporeo, aumento dell’epitelio vaginale, formazione dell’osso, aumento della massa muscolare e aumento del senso di benessere.

Controindicazioni: cancro alla mammella, cancro all’utero, cancro alla prostata, cancro ai testicoli,

tumori estrogeno dipendenti, storie di tromboembolismo venoso, porfiria, patologie epatiche.