Ortoressia: quando il mangiare bene diventa un’ossessione

Oggi il cibo fa paura, siamo costantemente sottoposti ad un bombardamento di informazioni su ciò che fa bene o fa male alla salute, sugli alimenti “buoni” e “cattivi”, sui rischi che corriamo scegliendo o meno certi prodotti. Non c’è quindi da meravigliarsi se il rapporto con il cibo si sia fatto sempre più complesso e problematico.

Recentemente, gli specialisti del settore dell’alimentazione hanno segnalato la diffusione di un nuovo disturbo, chiamato Ortoressia Nervosa (ON).

Il termine ortoressia fu utilizzato per la prima volta nel 1997 per descrivere l’ossessione patologica riguardo al consumo di cibi sani e naturali. Oggi, sebbene non esistano né una definizione universalmente accettata né dei criteri diagnostici formalmente riconosciuti, si intende per ortoressia nervosa (ON) l’ossessione patologica per i cibi “puri”, con conseguenti limitazioni sostanziali nella dieta. L’ortoressia può portare ad importanti restrizioni dietetiche a causa di una massiva esclusione dalla propria alimentazione di tutti i cibi che vengono considerati come impuri, in quanto contaminati da erbicidi, pesticidi ed altre sostanze artificiali. La persona elimina intere categorie di alimenti, da questo consegue una dieta sbilanciata e povera di alcuni importanti nutrienti.

Le persone con Ortoressia Nervosa, infatti, mettono in atto dei veri e propri rituali ossessivi, che posso essere suddivisi in 4 fasi:

  1. Forte preoccupazione al pensiero di cosa mangiare, con conseguente pianificazione dei pasti con diversi giorni di anticipo, nel tentativo di evitare i cibi ritenuti dannosi;
  2. Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli alimenti a scapito di altre attività;
  3. Preparazione del cibo secondo procedure particolari ritenute esenti da rischi per la salute (ad es., cottura particolare dei cibi o utilizzo di un certo tipo di stoviglie);
  4. Sentimenti di soddisfazione e autostima oppure di colpa e forte disagio a seconda dell’avere o meno rispettato le regole auto-imposte.

Inoltre l’evitamento di cibi ritenuti nocivi può causare un progressivo isolamento sociale e l’allontanamento dalla famiglia. Diventa impossibile andare al ristorante o accettare un invito a cena da amici; con il passare del tempo, la gamma alimentare diviene sempre più ristretta e la qualità del cibo arriva ad essere più importante dei valori morali, delle relazioni sociali, dell’attività lavorativa e della vita affettiva, minando il funzionamento globale ed il benessere dell’individuo.

L’incidenza dell’ortoressia potrebbe aggirarsi tra lo 0,5 e l’1%, ed interessare in egual misura entrambi i sessi, ricordando che donne, adolescenti e colore che praticano sport come bodybuilding o atletica rappresentano i gruppi a più alto rischio.

Nei pazienti con ortoressia sono stati descritti meccanismi psico-patologici ossessivo-compulsivi, con tratti di personalità simili a quelli dell’anoressia nervosa di tipo restrittivo (rigidità, perfezionismo, necessità di controllo della propria vita trasferita sul cibo, ricerca della purezza), meccanismi fobici (ansia intensa nei confronti di certi cibi e loro evitamento) ed ipocondriaci.

Come riconoscere l’ortoressia

Tra i comportamenti tipici presenti nel disturbo, vi sono:

  • Ruminazioneossessiva sul cibo.
  • La persona può trascorrere più di 3-4 ore al giorno a pensare a quali cibi scegliere, a come prepararli e consumarli, pretendendo solo ciò che fa stare bene, che può non corrispondere a ciò che piace realmente. Vengono solitamente messi in atto comportamenti ossessivi riguardanti la selezione, la ricerca, la preparazione ed il consumo degli alimenti, suddivisibili in varie fasi:
  • Pianificazione dei pasti con diversi giorni di anticipo, al fine di evitare i cibi ritenuti dannosi (contenenti pesticidi residui o ingredienti geneticamente modificati, oppure ricchi di zucchero o sale);
  • Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli alimenti a scapito di altre attività, fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi
  • Preparazione del cibo secondo procedure particolari ritenute esenti da rischi per la salute (cottura particolare, utilizzo di un certo tipo di stoviglie)
  • Il sentirsi in colpa qualora non si segua la dieta abituale,
  • Il sentirsi padroni di se stessi solo se si mangia nel modo ritenuto corretto.

Una deviazione anche solo minima da esse provoca una serie di conseguenze emotive a cascata, quali colpa, rabbia e umore depresso, fino a somatizzazioni di disturbi fisici (indigestioni, nausea, vomito). A loro volta, i sensi colpa portano all’ulteriore irrigidimento delle regole alimentari, in un circolo vizioso, segnato da ansia sempre più crescente. Viceversa, dopo aver rispettato le regole alimentari, si provano generalmente sentimenti di soddisfazione e accresciuta autostima, collegati a un senso di controllo sulla propria vita.

Tutti questi fattori permettono di collocare l’ Ortoressia nella categoria delle nuove dipendenze a carattere ossessivo-compulsivo e distinguerla da altre patologie, in cui la fissazione è relativa alla qualità, più che alla quantità del cibo ingerito, come nell’Anoressia o della Bulimia.