Pericolo Pfas nelle stoviglie ecologiche

stoviglie biodegradabili ecologiche

Ecologiche, sostenibili, amiche dell’ambiente. Sono le nuove stoviglie monouso, che stanno sostituendo quelle di plastica, messe al bando dalla direttiva Ue 2019/904. Parliamo di prodotti già molti diffusi, soprattutto da quando, a causa del Covid, i ristornati si sono convertiti ai pasti da asporto. Sono ormai una consuetudine anche in molte mense scolastiche italiane.

Beige, dall’aspetto terroso o bianco sporco, realizzati con fibre vegetali modellate, questi recipienti sono molto apprezzati, anche perché conferiscono al consumatore un’immagine di maggiore responsabilità e attenzione all’ambiente.

Molti di questi prodotti sono anche certificati compostabili, il che significa che possono essere smaltiti nell’umido o addirittura nel proprio giardino insieme al resto dei rifiuti organici, perché si degradano molto velocemente.

Tuttavia, dietro la loro apparenza pulita e naturale, possono nascondere la presenza di alcune sostanze chimiche indesiderabili, che potrebbero migrare nel cibo, in particolare, contengono Pfas, sostanze che non solo non si degradano mai, inquinando in maniera persistente suolo e acqua, ma che se ingerite sono potenzialmente pericolose per la nostra salute.

Stesso discorso per l’alluminio e altre sostanze tossiche, trovati in diverse cannucce di carta. I piatti in foglia di palma sono risultati meno problematici, anche se in alcuni casi sono stati penalizzati dalla presenza di residui di pesticidi.

Fluoro, alluminio e altro

Nell’ambito di un progetto coordinato da Beuc, l’organizzazione che rappresenta i consumatori in Europa, sono stati portati in laboratorio prodotti monouso ecosostenibili: piatti in polpa di cellulosa, in foglia di palma, cannucce di carta.

Sono stati cercati in queste stoviglie diverse sostanze chimiche potenzialmente pericolose per la salute e l’ambiente:

  • Pfas, utilizzati per rendere impermeabili questi materiali;
  • Metalli pesanti come cadmio, piombo, alluminio, altri contaminanti da processi produttivi (cloropropanoli e ammine aromatiche): presenze accidentali nel materiale riciclato e utilizzati negli inchiostri di stampa;
  • Pesticidi, che possono derivare dai trattamenti in campi dei materiali organici, come le foglie di palma utilizzate per creare alcuni tipi di piatti.

Poiché non esiste una norma europea di riferimento, che stabilisca limiti precisi per queste sostanze nei prodotti monouso (che vengono in contatto con gli alimenti), per valutare il rischio e dare giudizi ci si è basati sui riferimenti scientifici di tossicità e su alcune raccomandazioni di autorevoli enti europei. Per calcolare il quantitativo di Pfas riscontrato nei singoli prodotti ci si è concentrati sui limiti di sicurezza raccomandato dall’autorità danese per la sicurezza alimentare. Per quantificare gli altri contaminanti, invece, si è preso come riferimento il parere dell’ente governativo tedesco di valutazione dei rischi alimentari (Bfr).

I rischi per la salute dei Pfas

I Pfas, o composti perfluoroalchilici, sono considerati potenti interferenti endocrini, ovvero sostanze in grado di interagire con il nostro sistema ormonale. Anche se non agiscono in modo diretto sul sistema ormonale, disturbano recettori e vie metaboliche implicate nel metabolismo degli ormoni. Quindi hanno molti effetti sulla salute: l’esposizione a queste sostanze aumenta il rischio di sviluppare diverse condizioni, dall’ipercolesterolemia ai disturbi della tiroide. Inoltre, uno di questi, il Pfoa, è stato classificato dallo Iarc come un possibile cancerogeno.

L’impatto negativo sulla salute dipende dal livello di contaminazione. Qual è il tenore di Pfaa riscontrato nei prodotti analizzati? In tutti i piatti in polpa di cellulosa, sia analizzati in Italia, sia nel resto d’Europa i valori sono sempre superiori al limite danese (20 mg/kg). Sono state trovate queste sostanze anche in alcune cannucce di carta.

La cosa che colpisce di più è che i valori di Pfas nei piatti in polpa di cellulosa sono elevati ( tra 490 e 2800 mg/kg), il che fa pensare che queste sostanze siano utilizzate di proposito, per rendere questi prodotti impermeabili e resistenti all’umidità e ai grassi.

Alluminio nelle cannucce

Poco incoraggianti anche i risultati sulla presenza di alluminio, un metallo potenzialmente tossico per il sistema nervoso. È stato trovato l’alluminio in quantità piuttosto elevata. Si tratta di una contaminazione derivante dall’uso degli inchiostro per la stampa.

Manca una legge europea

I risultati critici emersi dalle verifiche non sono del tutto inaspettati. Sono diversi anni che si denuncia la possibile presenza di sostanze chimiche pericolose per la salute degli imballaggi di carta o cartone destinati agli alimenti. I Pfas, per esempio, sono abbondantemente presenti nelle scatole e nei bicchieri dei fast food e nelle stoviglie monouso.

Purtroppo dipende dal fatto che manca una legge europea sulla sicurezza di questi materiali, che preveda precisi limiti per le sostanze chimiche presenti. Ogni produttore si autoregola sulla base di un principio generale di buona pratica definito dalla legge. Ma ciò non basta.

Un vuoto che si fa sentire ancora di più ora, nel momento in cui il mercato dei prodotti di carta, cartone e simili ha preso il sopravvento su quello della plastica monouso.

La presenza di contaminati, oltretutto, mette in discussione anche la loro sostenibilità ambientale.

Dal punto di vista ambientale è davvero un paradosso che si utilizzino i Pfas in prodotti che si definiscono ecologici. Ancora di più se sono certificati come compostabili.

Questi ultimi, pur dovendo rispondere a precisi requisiti di biodegradabilità, non hanno nella loro norma tecnica alcuna regola specifica sull’utilizzo dei Pfas.

Regolare meglio il settore dei nuovi materiali monouso, dunque, è fondamentale, sia per proteggere la salute dei cittadini, sia per garantire un beneficio reale per l’ambiente.


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